Nozze gay curano la depressione

di Marina 1

matrimoni omosessuali usa

Uno studio della Columbia University in relazione agli omosessuali ha evidenziato dati molto interessanti: il matrimonio cura la depressione.

Ebbene pare che avere la possibilità di sposarsi tra persone dello stesso sesso abbia su di loro un effetto stabilizzante.

Vi spiego meglio. Il matrimonio omosessuale, in America è possibile e riconosciuto in alcuni stati, permette a chi lo è di poter vivere serenamente e in libertà il suo essere e quindi di accettare se stessi.

Se una persona ha un problema, o almeno lo ritiene tale per qualche ragione, non sta bene con se stessa, non sa bene come risolvere le cose, come affrontare la società e quindi si rivolge ad uno psicologo per farsi aiutare.

Dallo studio della Columbia ne esce che da quando c’è la possibilità di queste nozze gay gli omosessuali si rivolgono meno agli psicologi per “curare” la depressione che spesso li affligge. Lo psicanalista o lo psicologo cercavano di aiutarli a vivere più serenamente, ma da quando i matrimoni omosessuali sono possibili stanno meglio.

Poter coronare il proprio sogno d’amore, sapere di essere riconosciuti legalmente fa si che i gay possano sentirsi meglio all’interno della società e con loro stessi, un passo avanti per tutti loro.

La possibilità di convolare a nozze ha quindi portato un maggior benessere alla società attraverso il riconoscimento di chi una volta veniva etichettato come “diverso”, ma nella società moderna attribuire ed etichettare è qualcosa di estremamente semplice.

Il difficile è accettare le persne per quello che sono, nonostante magari facciano scelte che noi non faremmo mai. La libertà di pensiero, di religione e di azione sono fondamentali. La libertà individuale finisce solo dove inizia quella di qualcun altro e non deve lederla.

La società modera ha un assetto completamente differente da quella dei secoli scorsi, l’importante però è che siano fatti salvi i valori fondamentali di onestà, famiglia, fedeltà, cura dei bambini, amore.

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