In forte calo i matrimoni in Italia, ecco le tendenze

L’ultimo rapporto Istat fotografa un’Italia in cui l’istituzione del matrimonio sta vivendo una trasformazione profonda, segnata da un calo numerico costante e da un cambiamento radicale nelle modalità di celebrazione.

Nel 2024, i matrimoni sono scesi a circa 173mila, con una flessione del 5,9% rispetto all’anno precedente. Questa tendenza sembra destinata a proseguire, come confermano i dati provvisori dei primi nove mesi del 2025.

Le cause del rinvio: economia e nuovi stili di vita

Alla base di questa tendenza a non volersi sposare non c’è solo un cambiamento culturale, ma una solida componente socio-economica. L’instabilità lavorativa e le difficoltà d’accesso al mercato immobiliare spingono i giovani a restare più a lungo nella famiglia d’origine: oggi il 63,3% degli under 35 vive ancora con i genitori. Quando si decide di formare un nuovo nucleo, la convivenza prematrimoniale è diventata la tappa quasi obbligata, posticipando o sostituendo definitivamente il vincolo formale. Parallelamente, si osserva un calo anche nelle separazioni (-9%) e nei divorzi, segno di una fase di assestamento e riflessione per l’intero sistema delle relazioni di coppia.

La vera rivoluzione riguarda il modo in cui ci si sposa. Il rito civile è ormai diventato la norma, scelto da oltre il 61% delle coppie. Se per le seconde nozze o i matrimoni con cittadini stranieri la scelta del Comune è quasi totale, il dato sorprendente riguarda le prime nozze tra italiani: per la prima volta, la metà di queste unioni avviene fuori dalle chiese. Geograficamente, sussiste ancora un divario: il rito religioso resiste con forza nel Mezzogiorno, mentre al Nord il matrimonio civile è ampiamente maggioritario (58,5%).

Nuovi modelli patrimoniali e multiculturalità

Anche la gestione economica della famiglia evolve: quasi tre coppie su quattro scelgono oggi il regime di separazione dei beni, una quota quasi raddoppiata rispetto alla metà degli anni ’90.

Un altro segnale di cambiamento arriva dai matrimoni “misti” o con nuovi cittadini: l’incremento delle acquisizioni di cittadinanza italiana sta ridisegnando la demografia del Paese. Nel 16,5% dei matrimoni misti, uno dei coniugi è italiano per acquisizione, un dato raddoppiato in soli sei anni. Infine, si registra una lieve flessione anche per le unioni civili (-2,7%) e per le seconde nozze, a testimonianza di una cautela generale che attraversa ogni forma di legame istituzionalizzato.

Questi dati fanno pensare a come ormai per i giovani il matrimonio non sia l’elemento portante della nostra società. Ci si sposa di meno sia per questioni economiche, ma soprattutto per come viene concepito l’amore, con difficoltà maggiori nel fidarsi dell’altra persona. C’è quindi un forte senso di sfiducia che rischia di prendere il sopravvento sull’emotività.

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