Matrimonio a sorpresa: se Lucia avesse completato quella frase

di Giulia Ferri 2

Ascoltate e sentirete. Bisogna aver due testimoni ben lesti e ben d’accordo. Si va dal curato: il punto sta di chiapparlo all’improvviso, che non abbia tempo di scappare. L’uomo dice: signor curato, questa è mia moglie; la donna dice: signor curato, questo è mio marito. Bisogna che il curato senta, che i testimoni sentano; e il matrimonio è bell’e fatto, sacrosanto come se l’avesse fatto il papa. Quando le parole son dette, il curato può strillare, strepitare, fare il diavolo; è inutile; siete marito e moglie.

Molti di voi avranno riconosciuto il testo tratto da I promessi Sposi in cui Agnese, donna pragmatica e madre di Lucia Mondella, accenna a un matrimonio possibile anche senza il consenso dell’officiante. Mi sono sempre chiesta se fosse una licenza letteraria di Alessandro Manzoni o se fosse una formula valida.

Agnese diceva il vero: secondo una norma ecclesiastica del Concilio di Trento (1545-1563) prevedeva che i “ministri” del matrimonio potessero essere i due sposi, e che il sacerdote svolgesse la funzione di testimone autorizzato e impegnato a convalidare la volontà espressa secondo le formule rituali dai due fidanzati. La norma si riferiva a situazioni circoscritte molto particolari ed estreme e per la sua strumentalizzazione fu abolita all’inizio del ‘900.

Ma cosa sarebbe successo se Lucia Mondella non avesse esitato a pronunciare la formula e Don Abbondio non avesse avuto il tempo di scagliarle addosso il tappeto del tavolito e rinchiudersi in una stanza per scongiurare il matrimonio a sorpresa? Per fortuna nel celeberrimo romanzo di Manzoni ogni gesto sembra seguire inconsapevolmente la Provvidenza: Ambrogio allarmato suona le campane facendo scappare i bravi che erano penetrati in casa di Lucia per rapirla.

Sappiamo tutti come va a finire: dopo mille peripezie, sarà lo stesso Don Abbondio a sposare Renzo e Lucia. Quel matrimonio a sorpresa era destinato a compiersi con la benedizione della chiesa.

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